Un itineracconto nella campagna romana

Introduzione

di Federico Florindo, co-ideatore e progettista

“There can be no places without paths, along which people arrive and depart; and no paths without places” (*)
Tim Ingold, The temporality of landscape 

Le idee sono all’inizio di una fragilità sconcertante. Il progetto di cui questo libro è il risultato più prezioso è stato per le prime settimane poco più di qualche riga su un foglio di carta, una prima risposta all’iniziativa “Visioni di paesaggio” che allora prendeva forma. Appena un germoglio, la sagoma sfumata di un proposito in divenire. Eppure, gli intenti che oggi hanno preso forma erano tutti già lì, in quel pugno di lettere: raccontare e immortalare una porzione del nostro territorio, riscoprirne le suggestioni, celebrarne il fascino profondo. 

La porzione di campagna che abbiamo scelto di raccontare è quella che, fuori dal confine di Roma, è stata attraversata dalla ferrovia Roma-Fiuggi fin dal 1916. Sul percorso della ferrovia scomparsa abbiamo esplorato i paesaggi cercando di condensarne impressioni ed emozioni, raccolte in queste pagine che sono tutt’altro che didascaliche: il nostro obiettivo è stato fin dall’inizio quello di proporre delle suggestioni,  un invito a riconsiderare le nostre terre e le loro ricchezze paesaggistiche, uno spunto per riscoprire un modo lento, riflessivo di ponderare i luoghi con cui entriamo in contatto, in un’idea di calmo assorbimento che è così distante dai tempi della nostra società moderna. Perciò questo nostro racconto non vuol essere esaustivo, al contrario lo proponiamo come un incoraggiamento a dedicare spazi e tempi alla riscoperta dell’ambiente naturale (ma così denso di cultura umana) che, spesso dimenticato, circonda la nostra quotidianità. 

Far sì che l’attenzione delle nostre comunità, grandi e piccole, si rivolga nuovamente a ciò che si estende al di là dei nostri ambienti manufatti è, crediamo, una responsabilità profonda del nostro tempo. Tornare ad ascoltare, percepire la voce dei nostri territori significa poter comprendere meglio le nostre realtà sociali, imparare nuove categorie per ripensare i nostri spazi perché siano più sani, non più pieni di trascuratezza  e disattenzione. Questo genere di sensibilità nuova, più attenta alle esigenze reali dell’uomo e delle società, si diffonde sempre più in tutto il mondo, scontrandosi con la frenesia e la superficialità a cui abbiamo spesso fatto l’abitudine: vogliamo inserirci in questo dialogo proponendo una visione che speriamo sappia suscitare interesse e veicolare emozioni a chi ci leggerà. 

Ci è sempre sembrato essenziale che quanto stavamo realizzando risultasse il più possibile deferente nei confronti degli spazi e delle bellezze che sono stati oggetto della nostra ricerca e protagonisti del nostro racconto: per questo abbiamo fatto il possibile perché gli aspetti progettuali risultassero non invasivi, perché il risultato finale apparisse quasi trasparente, non una superficie bisognosa di attenzione ma come un velo leggero tra chi legge ed il paesaggio che si apre al di là delle pagine. Con questo scopo in mente, in questo progetto tutto è stato sviluppato allo stesso tempo: i testi, le fotografie ed il disegno grafico. Nessuna delle tre componenti è accessoria alle altre, nessuna delle tre prevale, bensì ciascuna concorre alla creazione del racconto. Progettarle simultaneamente ha permesso un’interconnessione profonda delle tre voci, non semplicemente accostate ma misurate, pianificate e modellate l’una sull’altra, perché il prodotto finale fosse un insieme non solo coerente ma armonico, legato nell’unico scopo di narrare le emozioni del viaggio. Lo stesso desiderio di coerenza e fedeltà, di un risultato che non fosse artificioso ma semplice nella sua naturalezza, ha guidato la scelta di catturare tutte le fotografie del progetto in una sola giornata lungo il percorso, così che i momenti del testo corrispondessero alla luce e ai colori delle immagini, che il cielo e l’ambiente tutto fossero quelli di un unico giorno vissuto dal mattino a Pantano Borghese fino al tramonto nella pianura dopo Genazzano. Questo ci ha posto delle sfide: aspettare un giorno di luce perfetta, sapere di non poter tornare in campagna a perfezionare uno scatto, provare nuove inquadrature o esplorare composizioni differenti. Così in una giornata limpida di metà dicembre tutta l’attenzione era rivolta a catturare quelle stesse impressioni che alimentavano il testo, sapendo che sbagliare qualcosa od imbattersi in un qualche imprevisto avrebbe significato rinunciare agli scatti dell’intera giornata e dover ricominciare, alla prossima occasione favorevole. 

Crediamo (e lo speriamo) che queste attenzioni siano percepibili nell’organicità delle pagine di questo libro, nel modo in cui tutto interagisce perché non assemblato da materiali diversi, ma pensato e realizzato come un flusso narrativo unico e coeso. Soprattutto, tutto è stato pensato perché fosse discreto, perché lasciasse spazio all’unico protagonista di questo nostro progetto: lo sconfinato, meraviglioso paesaggio.

(*) – Non possono esistere luoghi senza sentieri, per mezzo dei quali le persone arrivano e vanno via; e non possono esistere sentieri senza luoghi. 


© 2019 Fondazione “Ferrovia-Museo Stazione di Colonna ex linea Roma-Fiuggi” e Federico Florindo

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