Un itineracconto nella campagna romana

La luce obliqua del mattino proietta ombre lunghe sui terreni pianeggianti di Pantano Borghese. Il profilo scuro dei Colli Albani domina l’orizzonte a sud, mentre il lungo abbraccio del Subappennino si allunga in lontananza sotto il cielo nordorientale: i monti Tiburtini e Lucretili rompono un confine tra cielo e terra appena collinare, una fiera e distante parete cinerina dalle cime tonde, la città di Tivoli arroccata sulle pendici del Catillo. Quasi onde scure ancor più distanti, i monti Sabini coperti a tratti dalle tre cuspidi cornicolane.

Qui, al cadere del confine di Roma, si apre il paesaggio rurale con la sua tavolozza verde e terrosa, segnata da alberature, pascoli, coltivazioni. La via Casilina s’immerge nell’agro come un nastro scuro, tenendo stretto un pugno d’urbanità che sidisperde con lo scorrere dei metri. I pini filtrano la luce calda e danno vita a chiaroscuri danzanti. Il terreno è ricco di acque antiche, se ne sente il profumo umido e quasi il mormorio: scendendo dalle colline vulcaniche scivolano fredde verso Roma o verso l’Aniene. Sulla campagna, immobile dietro le facciate che la nascondono di tanto in tanto, ondeggia una quiete sconosciuta alla città.

Gli edifici della vecchia stazione della ferrovia Roma-Fiuggi rimangono immersi in un familiare ma estraneo paesaggio, trasformato solo in superficie, grondante ancora della sua anziana natura campestre.

La Casilina s’allontana dal confine romano, avanzando verso la scenografia di verdi diversi offerta dal fianco occidentale del monte Falcone. Il rilievo, di origine vulcanica, è aperto a nord e a sud dall’attività estrattiva del basalto, già connessa alla storia della vecchia ferrovia sin dalla sua progettazione e attiva ancora oggi. Il terreno inizia a salire, le propaggini ultime dei Colli Albani offrono il primo pendio.

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Querce, pini e acacie ammantano la vista, che si schiude dove filari di viti, olivi e frutteti, sempre più vicini e cadenzati dalle abitazioni, accarezzano la vista guidandola lungo il paesaggio ondulato. Il monte della Croce, coperto di fitto verde, è ormai prossimo. I pini incorniciano il paesaggio.

Accanto la strada, inaspettato, emerge il binario della ferrovia: sono le ultime decine di metri rimaste, una scia di ferro e legno che trattiene la memoria di un movimento interrotto. Le rotaie si allontanano all’approssimarsi della stazione, si immergono nel boschetto frusciante. Tra le chiome, emerge la sagoma d’un gigante. Il più che ottantenne cedro della stazione di Colonna allarga i rami che salutano nell’aria, guardando in giù con alto cipiglio. Qui, le tracce del passato attraversato dalla via ferrata s’addensano.

© 2019 Fondazione “Ferrovia-Museo Stazione di Colonna ex linea Roma-Fiuggi” e Federico Florindo

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